Liviae racconta Confusional (Amore)

Liviae racconta Confusional (Amore)

Di Livia ce ne sono tante, e ancor di più su Spotify, parlando di musica. Per questo il nome di questa songwriter di Roma si ispira al genitivo latino. Il genitivo significa appartenenza, e lei appartiene a se stessa. Voce unica e inimitabile, Liviae ha trovato la sua musica nella parte più celata dell'anima. Parole mai sovrabbondanti (anche i silenzi parlano) la scelta è ricaduta sull'inglese, senza disdegnare la citazione italiana nel singolo uscito il 7 novembre ovunque, Confusional (Amore). “Give me some amore” è la definizione stessa dell'enigma su cui si muove come un trampoliere sospeso nel vuoto. L'intervista
Com'è nato il nome d'arte?
Trovarlo non è stato facile. Volevo qualcosa di unico, oggi è quasi tutto scontato. Qualcosa che mi rispecchiasse totalmente, mantenendo il mio nome ma stravolgendolo allo stesso tempo. Un giorno mia cugina mi suggerì questo nome: Liviae. Mi disse: “Vuol dire di Livia”. L'ho amato subito. Era mio.
Perché la scelta dell'inglese?
All'inizio ho provato a scrivere in italiano, ma c'era sempre qualcosa che mi frenava. Dopo il primo testo in inglese (uscito come una chiacchierata con me stessa) ho capito che le mie parole e la mia voce avevano un altro impatto. Scrivere in inglese mi dà il coraggio di dire ciò che penso più liberamente. Riesco a riconoscermi, senza giudizio.
I tuoi produttori (Paolo e Pietro Micioni e Massimo Zuccaroli) sono dei nomi storici della discografia. Come è avvenuto l'incontro?
L'incontro è avvenuto grazie a un ragazzo dal quale prendevo lezioni di canto e al quale, in seguito, avevo chiesto di produrmi. Oggi abbiamo interrotto la collaborazione, ma gli sono molto grata per ciò che ha fatto per me. A luglio 2023 mi arriva una telefonata: era lui, che mi chiese se poteva inviare alcuni miei brani a questi produttori storici di Roma. Ovviamente dissi di sì. Una settimana dopo eravamo a casa di Pietro, con Paolo e Massimo, a discutere di ciò che poteva nascere e di dove potevamo arrivare insieme.

Come si può definire il tuo genere musicale?
Lo definirei un neo soul con sfumature R&B. È ciò che amo fare, e dove sento di poter essere davvero me stessa.
Ai cori c'è una professionista internazionale (Audrey Martells), musicista e vocalist americana che vanta collaborazioni con leggende della musica come Whitney Houston e Celine Dion, nonché membro della storica band CHIC di Nile Rodgers. Puoi dirci qualcosa di più in merito?
Quando ho saputo che avrei avuto i cori di Audrey Martells, mi sono sentita sopraffatta dalla gioia e dalla paura. Quando sono felice la mia natura non mi fa mai perdere il controllo esteriormente, un po' perché stento a crederci e un po' per lo shock. Dentro, però, urlo e mi chiedo se lo merito davvero. I suoi cori danno una spinta incredibile al brano, lo incorniciano perfettamente. Sono molto grata per questa collaborazione e spero che presto ci incontreremo di persona.
Puoi raccontarci la storia alla base del singolo?
C'era questo ragazzo di cui ero innamorata (o forse solo infatuata). Lo volevo a tutti i costi, ero convinta fossimo anime gemelle. Gli chiedevo spesso di rivederci, e lui accettava sempre, ma ogni volta finivo per creare qualche casino, perché ero emotivamente confusa, instabile, forse anche un po' disperata ai suoi occhi. Quando per l'ennesima volta ho sentito l'impulso di scrivergli, mi sono resa conto di quanto fosse sbagliato. Stavo mancando di rispetto a me stessa, a lui e a quello che c'era stato di bello, qualcosa che non doveva per forza continuare. Sono felice di non avergli scritto. Con questo brano ho trovato la chiusura di cui avevo bisogno, e spero che almeno attraverso la musica possa arrivargli come mi sono sentita.
Cosa c'è nella tua playlist musicale?
Ascolto davvero di tutto. Artisti che mi ispirano, che mi portano dove vorrei essere, come Sam Smith o Berlioz, e altri che mi ricordano chi sono, come Cleo Sol. È un mix di R&B, soul, pop e Jazz.

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